mercoledì 30 settembre 2009

Libri vissuti - 2


"La vita é altrove" di Kundera é un altro di quei libri che mi ha lasciato addosso una traccia profonda.
Per chi non conoscesse la trama: Jaromil é un giovane nato in Cecoslovacchia nel dopoguerra che cresce "asfissiato" dalle premure morbose di una madre ossessiva. Isolato dai suoi coetanei, incapace di vivere la vita reale, sfoga la sua incapacità scrivendo poesie e immaginando un alter-ego che vive in un contesto quasi fantastico, Xavier.
I suoi sogni idealistici di una "realtà" migliore trovano un inevitabile speranza nel comunismo, che si presenta (siamo nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale) come una forza rivoluzionaria capace di cambiare il mondo. La sua adesione al comunismo é quindi la speranza in un'utopia, senza rendersi conto che la "realtà" a lui non piace per la sua personalissima incapacità di viverla, e non per colpa dei sistemi politici vigenti.
Aderendo al comunismo si trasforma in un poeta "di regime" che scrive facili poesiole secondo i canoni del "realismo socialista", ma nella vita privata continua ad accumulare delusioni e frustrazioni, soprattutto in campo sentimentale. Quando finalmente incontra una ragazza che gli si concede e probabilmente lo ama, lui tuttavia continua a vivere "poeticamente" la propria vita e la relazione con questa ragazza, cercando connotazioni che diano "drammaticità" da finzione letteraria alla sua banale quotidianità. In nome della "fedeltà" alla causa comunista finisce con denunciare il fratello della sua amante dopo che lei gli ha accennato (quasi certamente solo per trovare una scusa plausibile per giustificare un ritardo) che stava meditando di fuggire in occidente.
Nella parte finale del romanzo Jaromil si sente ormai forte e "uomo", ma viene nuovamente umiliato dalla realtà e dalla sua incapacità. Una brutta infreddatura causa la sua morte (patetica e per niente eroica) a soli 20 anni.

Il romanzo solleva una gran quantità di temi, anche legati alla realtà sociale e politica della Cecoslovacchia degli anni '50. Il tema specifico che più mi ha interessato (pur non essendo l'unico affrontato) é la scelta di fare attività letteraria come possibile "fuga" dalla realtà. Nel corso della narrazione Kundera traccia spesso dei paralleli tra Jaromil e poeti famosi, talvolta in modo abbastanza discutibile (Baudelaire o Rimbaud ad esempio sembrano decisamente fuori luogo), ma resta il nodo centrale: l'idealismo dell'arte, della letteratura o anche delle ideologie politiche (e nel caso del comunismo é opportuno ricordare che nella prima metà nel XX secolo aveva creato delle aspettative enormi con milioni di persone sinceramente convinte della possibilità di costruire un mondo migliore) ridotti a banali valvole di sfogo.
Essendo uno che (sia pure da dilettante) ama scrivere, mi sono sentito costretto a chiedermi se davvero la letteratura non sia solo una forma di evasione, anziché qualcosa di altamente elevato. Per capirci, si insinua il dubbio che tra lo scrivere un capolavoro della letteratura e lo sfogarsi su un diario per una delusione, alla fine la differenza sia ben poca... La letteratura (o almeno un certo modo di vivere la letteratura) come rifugio per vivere una realtà alternativa; la letteratura, quindi, non tanto diversa da un videogioco o dal guardare una soap opera in televisione...
E' una riflessione che non ho ancora completamente risolto, ma sicuramente continuerò a scrivere, almeno fino a quando sentirò la necessità di farlo.

lunedì 28 settembre 2009

Il print-on-demand per farsi libri personalizzati

Un uso del print-on-demand che ho scoperto e che mi sta intrigando é la possibilità di creare i propri libri scegliendo ogni minimo dettaglio grafico, praticamente la versione post-industriale dei manoscritti medioevali, basta stamparne una sola copia e rimane un libro unico al mondo.
Non mi riferisco tanto ai testi scritti, quanto piuttosto alle raccolte di immagini, stampe, quadri, etc. che magari sono facilmente reperibili su internet in alta definizione, ma quasi impossibili da trovare (a prezzi accessibili a noi comuni mortali) a livello di libri stampati.
Oppure può capitare che uno sia interessato a certe tematiche molto specifiche (che so, illustrazioni ispirate ai racconti di Howard o di Poe) per le quali non esiste neppure una monografia in commercio. Ma é sufficiente raccogliere le immagini desiderate nel web, incollarle su word e aggiungere testi e descrizioni a piacimento e tutto ciò che si vuole, ed ecco pronto un libro personalizzato al 100% che aspetta solo di essere stampato in un' unica copia...
NOTA 1: ovviamente le immagini le scarico da siti che autorizzano il download e riguardano autori il cui copyright é scaduto.
NOTA 2: anche se la nota 1 fosse una bugia, dovevo scriverla per forza...

giovedì 24 settembre 2009

Una traduzione

Avendo studiato letterature straniere mi é rimasta una certa passione per le traduzioni di libri stranieri, meglio se corredate da un valido apparato critico. Non facendolo come mestiere, ho provato a cimentarmi almeno a livello amatoriale.
Il risultato é una traduzione di tre racconti di H.H. Munro "Saki" che, secondo quanto mi risulta, non erano mai stati precedentemente tradotti in italiano, e già questo mi intrigava. Poi c'é da considerare che sono racconti comici scritti ed ambientati nell'Inghilterra degli inizi del 1900, quindi il testo é "datato" sotto ogni punto di vista, e cercare di adattarlo alla lingua italiana era una bella sfida. Senza contare la necessità di fare un'introduzione con un discreto apparato critico... Almeno da dilettante mi piace fare queste cose "inutili"...
E' possibile scaricarlo gratuitamente come ebook da questo link

RACCONTI FANTASTICI


titolo: Racconti Fantastici
anno: 2009
pagine: 100
formato: 15 x 23
prezzo: € 6,18
acquisto: solo online sul sito de ilmiolibro
genere: raccolta di racconti fantastici
anteprima: vedi il link per l'acquisto oppure qui


Il libro raccoglie cinque racconti: "Il delirio di una fata anziana", "Il demone senza nome", "L'università onnipotente", "L'etrusco immortale" e "12 luglio 1895". Cliccando sui due link in alto si possono leggere delle anteprime.
Potete trovare alcune recensioni visionando i commenti a questo post, e ovviamente potete scriverne una voi stessi.

martedì 22 settembre 2009

Elogio dello scrittore professionista

Come già fatto in passato, per il post del giorno sono stato ispirato da altro blog, in questo caso quello di Glauco.
Il tema é semplice: c'é chi scrive intingendo la penna nel proprio sangue anziché nell'inchiostro. L'immagine é un po' forte, e non va presa letteralmente, però quasi tutti coloro che all'improvviso, a 14 o 15 anni, prendono in mano un pezzo di carta per scriverci sopra vogliono solo raccontare qualcosa che gli brucia dentro.
Quella é un'età in cui a tutti capita di scrivere poesie patetiche, penose pagine di diario, sfoghi ridicoli e lettere melodrammatiche. Poi c'é anche chi continua a scrivere superata l'adolescenza, chi si appassiona ai grandi scrittori e sogna di diventare come loro. Ma magari continua ad avere lo stesso approccio emotivo e non razionale.
Personalmente per tanto tempo ho odiato quei professionisti del libro capaci di scrivere con mestiere le loro 400 pagine annuali per vendere le solite migliaia di copie. Li consideravo romanzi prefabbricati.
Adesso però mi rendo conto di quanto sia importante la loro capacità di "saper scrivere" prescindendo dall'ispirazione del momento, dai propri gusti personali e dal genere affrontato. In fondo é un'abilità, una grande abilità coltivata nel corso degli anni.
Io so scrivere bene, ma onestamente non ho fatto sforzi particolari perché un dono di natura. Sapevo scrivere bene già in prima media. Quando scrivo un racconto non faccio altro che assecondare questo dono. Se però mi dicessero: scrivi un romanzo di genere (che so, giallo, rosa o thriller) di almeno 300 pagine, anche mediocre, basta che non sia proprio una cazzata... beh, dubito che ci riuscirei.
Perciò, complimenti ai vari Stephen King, Ken Follett, Danielle Steel, Michael Crichton, ma anche ai tanti sconosciuti che, sotto vari pseudonimi, pubblicano diversi libri ogni anno vendendo le 1000 / 2000 copie richieste dall'editore.
Detto con sincerità e con tanta, tanta invidia.
(N.B.: l'invidia é per il loro talento, non per il successo o i soldi che guadagnano).