giovedì 15 febbraio 2018

La creazione di un libro nel senso materiale del termine

Già in passato, in alcuni post risalenti all'era paleolitica di questo blog, avevo accennato al fatto che alcuni libri li ho creati anche nel senso materiale della parola. 
Prima ho seguito l'ispirazione, trascritto su pc, riletto, editato, limato, corretto.
Poi ho stampato i fogli e li ho rilegati con una copertina di cartoncino.
Non è difficile. Bisogna solo armarsi di taglierina e avere la pazienza di smezzare un po’ di fogli A4 in modo preciso e senza strappi per trasformarli in A5 (volendo si possono anche comprare già pronti, eh!) 
Si imposta l'impaginazione del file digitale in quel formato e poi si stampa fronte/retro, controllando costantemente l'operatività della stampante poiché detta funzione applicata ai fogli A5 crea spesso degli inceppamenti della carta. 
Dopo essersi assicurati che le pagine così ottenute siano state disposte nell’ordine giusto, bisogna compattarle in modo che il blocco dei fogli sia un parallelepipedo perfettamente liscio (soprattutto sul lato sinistro che costituirà il dorso del libro). Basta tenere fermo il blocco con l’aiuto di una pressa, spalmare colla abbondante sul lato sinistro e, dopo che si è asciugata, farvi una serie di incisioni con la taglierina sulle quali si inseriranno dei monconi di filo. 
Si va con una seconda passata di colla, ci si applica un cartoncino bristol poco più grande di un foglio A4 su cui è stata disegnata la copertina (e anche la quarta, perché no?), si ripiega il cartoncino in modo da adattarlo al blocco dei fogli ormai rilegati, et voilà: il libro fatto in casa è pronto.
Può sembrare stupido, ma compiere questa semplice operazione (che comunque richiede qualche ora di lavoro) mi ha sempre dato un senso di soddisfazione.
La manualità è sempre un'abitudine utile, da non perdere. I risultati che ottengo come "tipografo dilettante" ovviamente non sono minimamente paragonabili a quelli di un print-on-demand o di un tipografo professionale, però neppure da disprezzare.
Ho sempre amato i libri anche come oggetti fisici, e lo dico senza essere un feticista della carta (leggo e pubblico digitalmente senza problemi, lo sapete già).
C'è qualche altro collega scribacchino che si è improvvisato rilegatore e stampatore?

EDIT: su richiesta di Pat aggiungo alcune foto dei miei lavori da "tipografo" :-D





32 commenti:

  1. E bravo Ariano!
    A questo non avevo ancora pensato! No, infatti non l'ho mai fatto.
    Però... qualche foto dei tuoi lavori non ce la mostri? :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non potrei mai dirti di no :-)
      Ecco qua, appena aggiunte delle foto.

      Elimina
    2. 😊😊😊😊 son venuti davvero bene, complimenti!
      E grazie 😙

      Elimina
  2. Grande Ariano!
    Io da ragazzo lo facevo con i fumetti che disegnavo da piccolo, ma l'operazione era più o meno la stessa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E adesso però mi incuriosisci... Si possono vedere questi fumetti?

      Elimina
  3. Mai fatto anche se ho spesso sognato di farlo. Il punto è che non ho mai avuto a disposizione una taglierina decente... ne ho avuta una volta, ma non tagliava un foglio come si deve neanche a piangere.
    Gli unici veri esercizi di manualità che mi sono concesso nella mia vita sono stati ai tempi dell'Accademia di Belle Arti, con la lavorazione dell'alabastro e la realizzazione di opere a tempera ad uovo su legno secondo la tecnica medievale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E ti pare poco! Io non so neppure reggere compiutamente un pennello... :-(
      E l'alabastro lo rovinerei in un attimo :-D

      Elimina
    2. Molto belli i tuoi lavori. Ma gTerma sarebbe il nome della tua casa editrice?

      Elimina
    3. Esatto. "Mia" nel senso che non esiste realmente. É una parola tibetana che indica tesori nascosti.

      Elimina
    4. La mia casa editrice si chiama Ediacara, dal nome dell'omonima regione australiana, ma è ancora più virtuale della tua visto che finora ha pubblicato solo libri inesistenti come "Il grande atlante della geologia" e "Come aria che si cambia", dei quali esistono solo estratti nei miei post ^__^

      Elimina
  4. Caspita ma sei proprio bravo Ariano! I tuoi libri sembrano usciti da una libreria. Complimenti. Io sono negata invece, non riuscirei a fare un lavoro decente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Basta solo un po' di pazienza e lo può fare chiunque, credimi :-)

      Elimina
  5. Ma sei stato molto bravo, è un lavoro di precisione e io so di essere negata. Complimenti.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, ma in realtà è meno difficile di quanto sembra, occorre solo molta pazienza.

      Elimina
  6. Bravissimo e poi io assolutamente votata all handmade artigianale apprezzo molto lavori del genere. Non mi sono mai cimentata, però, con la dedizione che metto in altri lavori manuali, nella costruzione di un libro. L’ho fatto con 31 dicembre quando ancora era un progetto chiuso nel cassetto, ma in modo molto molto amatoriale e per fare venire il blocco compatto l’ho fatto squadrare e tagliare comunque da un tipografo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, ho trovato chi condivide questa cosa! Allora possiamo metterci in società e aprire una tipografia :-D

      Elimina
  7. Che bravo!!!! Sono venuti benissimo! Questa è evoluzione artistica! @_@

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, ma in effetti è solo artigianato dilettantesco ;-)

      Elimina
  8. Manualità e creatività davvero uniche, complimenti!

    RispondiElimina
  9. Complimenti Ariano, hai dimostrato che la passione porta sempre a risultati sorprendenti. I tuoi libri sono delle chicche davvero uniche ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, si vede che sono stati fatti in modo mooolto amatoriale... Unici, beh, lo sono per forza :-D

      Elimina
  10. Bravissimo! Io avevo uno zio che aveva lavorato come rilegatore, ma personalmente non ho mai provato. Ho espresso la mia creatività come autrice della copertina del romanzo "La terra del tramonto" che ho dipinto io stessa traendola da un soggetto preesistente. La manualità dà grandi soddisfazioni, è vero, ti mette in contatto con parti molto profonde... un po' come scrivere a mano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è una vera e propria riscoperta... il cervello che deve coordinarsi con le mani e con gli occhi, un tipo di concentrazione diverso dallo scrivere.

      Elimina
  11. Bravissimo Ariano, mi sembrano dei volumi molto curati ed eleganti! Devo dire che ci ho provato anch’io, ma mi sono fermato al primo tentativo, peraltro senza raggiungere risultati a livello dei tuoi. Nel 1994 ero in contatto con delle persone che si occupavano di associazionismo, di cultura, di scrittura (e di altre cose) in maniera piuttosto amatoriale. Loro avevano una stampante laser molto veloce e adatta a grossi volumi di stampa, l’evoluzione del ciclostile, che mi concessero di utilizzare per il mio scopo. Comprai diversi pacchi di carta A4, li feci tagliare a metà da una legatoria e stampai le pagine fronte/retro, lo stesso feci con la copertina in cartoncino grigio, rilegai il tutto con punti metallici e colla, pressando i volumi con tavolette e morsetti, un lavoro che mi impegnò per un paio di fine settimana, poi portai i volumi nella stessa legatoria e li feci rifilare. Non ricordo la tiratura esatta, qualche decina di copie, che regalai ad amici e conoscenti. Il libro si chiamava “Tutto e niente” ed era composto da circa 150 pagine, tralasciamo pure il contenuto, racconti, poesie, cazzabubbole, ma per motivi sentimentali ne conservo ancora qualche esemplare. Chi mi conosce sa che fra i miei difetti la presunzione non è quello principale ma, in questo caso, non riesco a reprimere un moto di orgoglio e affermare che sono stato un precursore, un auto-editore prima del self-publishing.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche questo fa parte della passione per la scrittura: non basta l'aver scritto, si sente anche la necessità di dare forma ai propri scritti. Magari anche improvvisandosi rilegatori.

      Elimina
  12. No, io mi accontento di scrivere. Ma ammiro molto l'opera artigianale e la passione che uno ci mette a produrla. Nei nostri anni si è un po' perso il valore del lavoro realizzato con le proprie mani.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io appartengo a una generazione che già ha perso parecchio in fatto di manualità rispetto ai genitori (mio padre sa fare il quadruplo di quel che so fare io) e non voglio peggiorare ancora di più.

      Elimina
  13. Complimenti, sono bellissimi!

    RispondiElimina