[…] il mio anfitrione mi raccontò la sua storia: quanto duramente lavorasse "spantanando" per un fattore vicino […] al prezzo di dieci dollari per acro […]
Tentai di aiutarlo con la mia esperienza, dicendogli […] che anch'io - che venivo qui a pescare e parevo un ozioso - in realtà mi guadagnavo da vivere come lui […]
Gli dissi anche che non usavo tè, caffè, burro, latte o carne fresca, e che così non dovevo lavorare per procurarmeli. Quindi, non lavorando molto, non dovevo neppure mangiare molto, perciò il cibo mi costava assai poco.
Lui invece si intestardiva che doveva comperare tè, caffè, burro, latte e carne, e doveva lavorare assai per poterli poi pagare. Inoltre, avendo lavorato molto, doveva mangiare molto per recuperare le energie perdute. E così ricominciava da capo, sì, da capo, perché lui era scontento e consumava la sua vita nel lavoro.
(Henry David Thoreau, Walden o vita nei boschi)
mercoledì 21 luglio 2010
lunedì 19 luglio 2010
Fa caldo ma scrivo
Sì, continuo a scrivere malgrado il caldo. Anche se il fodero della sedia, i miei boxer e la pelle diventano un'unica cosa, anche se mani e faccia luccicano come lastre umide di sudore, non mollo la tastiera.
Ho avuto la "fase giusta", e chi ama scrivere sa cosa intendo.
Tradotto in italiano significa: ho concluso un racconto che avevo lasciato in sospeso da alcune settimane e ho iniziato uno degli obiettivi che mi ero proposto: riscrivere un classico dandogli un' ambientazione moderna.
La vittima sacrificale da profanare è l' Amleto. Sarà che l'ho dovuto studiare bene ai tempi dell'università, e pur non avendo nulla contro Shakespeare l'ho sempre trovato troppo lontano dai parametri attuali in termini di linguaggio e modalità espressive, quindi arduo per noi studenti/lettori del XX secolo (già, all'epoca ancora il secolo era quello, come passa il tempo...)
Non anticipo nulla sull'ambientazione moderna che gli ho dato perchè è decisamente provocatoria. Ho l'impressione che se la mia professoressa di letteratura inglese venisse a sapere ciò che sto facendo, mi revocherebbe tutti gli esami che ho sostenuto con lei.
Ma io scrivo lo stesso. E' una delle poche cose che mi piace fare, non vedo perchè dovrei rinunciarci.
Ho avuto la "fase giusta", e chi ama scrivere sa cosa intendo.
Tradotto in italiano significa: ho concluso un racconto che avevo lasciato in sospeso da alcune settimane e ho iniziato uno degli obiettivi che mi ero proposto: riscrivere un classico dandogli un' ambientazione moderna.
La vittima sacrificale da profanare è l' Amleto. Sarà che l'ho dovuto studiare bene ai tempi dell'università, e pur non avendo nulla contro Shakespeare l'ho sempre trovato troppo lontano dai parametri attuali in termini di linguaggio e modalità espressive, quindi arduo per noi studenti/lettori del XX secolo (già, all'epoca ancora il secolo era quello, come passa il tempo...)
Non anticipo nulla sull'ambientazione moderna che gli ho dato perchè è decisamente provocatoria. Ho l'impressione che se la mia professoressa di letteratura inglese venisse a sapere ciò che sto facendo, mi revocherebbe tutti gli esami che ho sostenuto con lei.
Ma io scrivo lo stesso. E' una delle poche cose che mi piace fare, non vedo perchè dovrei rinunciarci.
venerdì 16 luglio 2010
L'albatro(s) che ti tende il filo(online)...
Ho ricevuto dal writer's dream un' azzeccatissima parodia degli spot pubblicitari del famigerato Gruppo Albatros (praticamente il FiloOnline, e non c'è bisogno di aggiungere altro... io stesso ne avevo parlato in questo post.)
Il video è stato realizzato dalle ragazze di Studio 83, e potete vederlo a questo link.
Il video è stato realizzato dalle ragazze di Studio 83, e potete vederlo a questo link.
mercoledì 14 luglio 2010
Alfons Mucha
Alfons Maria Mucha (1860-1939) è stato una delle figure più rappresentative dell’art nouveau e quindi di quel fenomeno vasto passato alla storia in Italia come "liberty".
Sebbene si sia cimentato anche con la pittura e l’affresco (peraltro con risultati notevoli, ma sono pochi a conoscere le sue opere in questo settore) è rimasto celebre soprattutto per le sue illustrazioni che ancora oggi riescono a trasmettere l’immaginario collettivo di un’epoca.
Si tratta spesso di grafica pubblicitaria: locandine teatrali (qui accanto), manifesti per invitare a comprare un certo tipo di biscotti (in basso a sinistra), immagini che sarebbero servite a decorare calendari (a destra)… Ha realizzato anche il design di gioielli e arredi domestici.
Nonostante questo aspetto “commerciale”, i disegni di Mucha restano non solo icone di un certo periodo storico, ma anche autentiche opere d’arte nel senso ampio del termine. Le sue figure femminili, così palesemente idealizzate secondo i canoni estetici dominanti, hanno una vitalità espressiva che talvolta neppure certi ritratti fatti da professionisti riescono a trasmettere.
Uno dei miei artisti preferiti (e d'altronde credo sia ormai chiaro che lo stile liberty e tutti i suoi interpreti hanno sempre qualcosa di speciale per me).
Sebbene si sia cimentato anche con la pittura e l’affresco (peraltro con risultati notevoli, ma sono pochi a conoscere le sue opere in questo settore) è rimasto celebre soprattutto per le sue illustrazioni che ancora oggi riescono a trasmettere l’immaginario collettivo di un’epoca.
Si tratta spesso di grafica pubblicitaria: locandine teatrali (qui accanto), manifesti per invitare a comprare un certo tipo di biscotti (in basso a sinistra), immagini che sarebbero servite a decorare calendari (a destra)… Ha realizzato anche il design di gioielli e arredi domestici.
Nonostante questo aspetto “commerciale”, i disegni di Mucha restano non solo icone di un certo periodo storico, ma anche autentiche opere d’arte nel senso ampio del termine. Le sue figure femminili, così palesemente idealizzate secondo i canoni estetici dominanti, hanno una vitalità espressiva che talvolta neppure certi ritratti fatti da professionisti riescono a trasmettere.
Uno dei miei artisti preferiti (e d'altronde credo sia ormai chiaro che lo stile liberty e tutti i suoi interpreti hanno sempre qualcosa di speciale per me).
lunedì 12 luglio 2010
Vita (a)sociale
Vita (a)sociale – Al lavoro
Quando il mio attuale datore di lavoro mi ha mostrato l'ufficio dove avrei prestato servizio sembrava quasi volersi scusare. Gli si leggeva negli occhi la frase:
‘Sono spiacente che tu debba stare in questa micro-stanza di due metri quadri, per di più completamente da solo perché c’è spazio per una persona e basta’.
Nei miei occhi invece c’era scritto:
‘Wow! Che figata!’
Sì, anche al lavoro preferisco starmene appartato. Intanto perché è un ottimo sistema per navigare su internet e postare sul proprio blog durante l’orario lavorativo senza che nessuno se ne accorga… E poi i colleghi tendono ad avere delle diverse percezioni sensoriali riguardo il clima.
Io sono un freddoloso, lo ammetto. Verso la metà di ottobre, quando c’è ancora gente che va sulla spiaggia, io comincio a mettere la camicia a maniche lunghe. Perciò mi da abbastanza fastidio il collega di turno che arriva dicendo: “Che caldo oggi, metto l’aria condizionata”. Gli chiedo di non esagerare col freddo, e lui: “Tranquillo, una cosa ragionevole: 18 gradi, ok?”
Dopo qualche minuto ho l’impressione che siano effettivamente 18 gradi, però sotto zero… Dicono che l’ibernazione sia ormai alla nostra portata, ma onestamente non ci tengo a fare da cavia, perciò mi tengo il mio mini-ufficio personale dove sono signore e padrone di tutto, compreso il condizionatore.
Senza contare che - stando completamente da solo - non devo ascoltare il collega chiacchierone che adora parlare di qualunque argomento, purché sia correlato al suo meraviglioso ego, alle sue innumerevoli avventure con donne bellissime e arrapanti, agli acquisti di costosissimi gadget con pochi soldi grazie al suo innato talento per gli affari e alle sue straordinarie giocate nell’ultima partita di calcetto...
Ogni tanto lui ci prova ad affacciarsi nel mio ufficio per vedere se può attaccare bottone, ma io sono un loner professionista, e conosco ogni trucco per troncare una conversazione sul nascere. Uno dei miei preferiti è far partire una chiamata dal cellulare verso il telefono fisso del mio ufficio.
“Ops, squilla il telefono! Scusami, rispondo un attimo!”
“Vabbé, ripasso dopo”.
E vai!
ASOCIALE 1
CHIACCHIERONE 0
Quando il mio attuale datore di lavoro mi ha mostrato l'ufficio dove avrei prestato servizio sembrava quasi volersi scusare. Gli si leggeva negli occhi la frase:
‘Sono spiacente che tu debba stare in questa micro-stanza di due metri quadri, per di più completamente da solo perché c’è spazio per una persona e basta’.
Nei miei occhi invece c’era scritto:
‘Wow! Che figata!’
Sì, anche al lavoro preferisco starmene appartato. Intanto perché è un ottimo sistema per navigare su internet e postare sul proprio blog durante l’orario lavorativo senza che nessuno se ne accorga… E poi i colleghi tendono ad avere delle diverse percezioni sensoriali riguardo il clima.
Io sono un freddoloso, lo ammetto. Verso la metà di ottobre, quando c’è ancora gente che va sulla spiaggia, io comincio a mettere la camicia a maniche lunghe. Perciò mi da abbastanza fastidio il collega di turno che arriva dicendo: “Che caldo oggi, metto l’aria condizionata”. Gli chiedo di non esagerare col freddo, e lui: “Tranquillo, una cosa ragionevole: 18 gradi, ok?”
Dopo qualche minuto ho l’impressione che siano effettivamente 18 gradi, però sotto zero… Dicono che l’ibernazione sia ormai alla nostra portata, ma onestamente non ci tengo a fare da cavia, perciò mi tengo il mio mini-ufficio personale dove sono signore e padrone di tutto, compreso il condizionatore.
Senza contare che - stando completamente da solo - non devo ascoltare il collega chiacchierone che adora parlare di qualunque argomento, purché sia correlato al suo meraviglioso ego, alle sue innumerevoli avventure con donne bellissime e arrapanti, agli acquisti di costosissimi gadget con pochi soldi grazie al suo innato talento per gli affari e alle sue straordinarie giocate nell’ultima partita di calcetto...
Ogni tanto lui ci prova ad affacciarsi nel mio ufficio per vedere se può attaccare bottone, ma io sono un loner professionista, e conosco ogni trucco per troncare una conversazione sul nascere. Uno dei miei preferiti è far partire una chiamata dal cellulare verso il telefono fisso del mio ufficio.
“Ops, squilla il telefono! Scusami, rispondo un attimo!”
“Vabbé, ripasso dopo”.
E vai!
ASOCIALE 1
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