venerdì 16 luglio 2010

L'albatro(s) che ti tende il filo(online)...

Ho ricevuto dal writer's dream un' azzeccatissima parodia degli spot pubblicitari del famigerato Gruppo Albatros (praticamente il FiloOnline, e non c'è bisogno di aggiungere altro... io stesso ne avevo parlato in questo post.)
Il video è stato realizzato dalle ragazze di Studio 83, e potete vederlo a questo link.

10 commenti:

  1. Sinceramente, e senza prendere parte in questa lotta, sono un po' stanco. Ho vissuto parte del 2007 e l'intero 2008 nel bel mezzo di questa "guerra tra bande".
    Pagare per pubblicare è sbagliato. Ok. Però mi son preso dell'imbecille, dell'idiota, e altre offese ancora peggiori per aver dato in paso a Il Filo un mio romanzo.
    Sento dire che Il Filo non ti segue nella promozione, io grazie a loro ho fatto presentazioni a Milano, a Roma, 2 a Bologna (una alla Mondadori in centro città). Sento dire che dopo aver pagato ti mollano, io ho avuto diverse interviste radiofoniche (una su Radio Montecarlo). Hanno appoggiato i primi passi di un gruppo di scrittori di cui facevo parte (Le Penne alla Bolognese). E' vero, ho pagato. Però loro non si sono presi i soldi per poi scomparire. Il contratto è durato due anni... e loro mi hanno seguito passo passo. Sono andato in ristampa. Sono stato recensito un po' ovunque. Ho avuto esperienze peggiori con editori che non chiedono contributo. Punto!
    Questa è la mia esperienza personale. Probabilmente sono stato una mosca bianca. Sicuramente sono stato una mosca bianca. Ma quando ho firmato ero consapevole. Ero sicuro che avevano valutato il mio romanzo (ho chiesto di parlare con chi l'aveva valutato, gli ho fatto molte domande. Abbiamo addirittura discusso su cosa tagliare e cosa riscrivere).
    Cazzo! Forse sono stato l'unico. Non mi importa. Fate finta che 31 Ottobre non sia mai esistito.

    Pagare è sbagliato. Punto!

    Però questa guerra tra bande mi ha stancato. E le offese che ho ricevuto (privatamente e pubblicamente, e pure sul blog) da parte di chi dovrebbe stare dalla parte del giusto mi ha... schifato!
    Come del resto il video di STUDIO83 non mi pare una grande dimostrazione di "classe".

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  2. Glauco, figurati se io ti darei mai dell' "idiota", anzi, sai bene che ho aperto questo blog perchè stimolato dal tuo esempio e perchè ti considero un punto di riferimento.
    Quello che io considero azzeccato di questa parodia è il fatto che fa leva sui messaggi spesso fuorvianti del gruppo albatros.
    Mi spiego: nei loro spot non si accenna minimamente al fatto che il loro servizio è a pagamento. Tu hai accettato consapevolmente la cosa, ma credo che sarebbe corretto da parte loro dirlo subito, no? Ci sono tanti ragazzi meno informati di te che restano entusiasti quando ricevono un responso positivo per il loro manoscritto, però poi scoprono che c'è da garantire l'acquisto minimo di un certo numero di copie e restano disorientati. Il punto di base è proprio questo: non c'è niente di male a offrire un servizio di pubblicazione a pagamento, ma loro non lo dichiarano subito, e questo mi sembra scorretto.
    Per capirci, io lo vedo come un attacco verso il gruppo albatros in se stesso e il suo modo di fare, non certo verso chi sceglie consapevolmente di pubblicare con loro.

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  3. Scusa Ariano ma... cosa c'è di scorretto? Se non voglio pagare dico di no e siamo amici come prima, non credi?
    Di sbagliato c'è che gli editori impiegano un anno per valutare un manoscritto. E' questo che è sbagliato. Di sbagliate ci sono tante cose ma... mi sembra assurdo chiudere gli occhi di fronte ai veri problemi e attaccarsi al fatto che uno spot televisivo non dice che il lavoro della Il Filo è a pagamento.
    Forse lo spot dei Kinder Cereali dice che la brioche è a pagamento? No. E nessuno si sconvolge per questo.

    La guerra all'editoria a pagamento si attacca a piccoli dettagli perché chi l'ha scatenata sa bene che l'autore, spesso, finisce per pagare proprio a causa delle lunghissime/interminabili attese per la valutazione di un testo.
    Che fiducia può dare un editore che non si cura neppure di rispondere ai propri potenziali autori, che li costringe ad attese estenuanti, etc etc... magari c'è perdita di fiducia. Magari l'autore dice... questi si fanno pagare ma, per lo meno sono presenti.

    Ma lo sai che Alla Deriva (che ho pubblicato recentemente con Scudo Edizioni) è ancora in attesa di alcune risposte da parte di editori?
    Su dieci invii di manoscritto, mi mancano ancora tre risposte. E credo non arriveranno mai. Non che me ne freghi molto, visto che alla fine ho optato per Scudo Edizioni. Però...

    Ti pare possibile? Il manoscritto l'ho inviato un anno fa esatto... anzi, forse qualche giorno in più dei 365.

    Ecco... discutiamone...

    Anzi, no! Non ne ho proprio voglia. Ho già affrontato questi temi con editori e cavalieri dalla spada tratta contro l'editoria a pagamento. Mi hanno sconfitto per stanchezza. Io ero dalla parte loro ma... sembrava fossi un nemico da abbattere.

    Scusami per lo sfogo ma... sono proprio stanco!

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  4. No, figurati, non ti devi certo scusare, hai solo espresso la tua opinione con educazione e con ricchezza di argomentazioni, come fai sempre a proposito di qualunque argomento, e per il post in questione i tuoi interventi sono sicuramente utili e costruttivi.
    Riguardo la poca professionalità degli editori posso solo essere d'accordo. Personalmente odio la dicitura "riceverete risposta solo se positiva", così come odio leggere articoli di addetti ai lavori che spiegano, con la massima naturalezza, che spesso i manoscritti non vengono neppure letti...
    Però mi sembra che il filo/albatross non sia un'alternativa valida, quanto meno perchè è molto difficile trovare suoi libri nelle librerie (io almeno non ne ho mai trovati). E poi ho letto molte testimonianze di un cattivo servizio almeno a livello di editing e revisione del testo. Ecco, su questo punto parlo solo per sentito dire. Ma sulla reperibilità nelle librerie no. Poi resta il discorso delle spese affibbiate all'autore, ma su questo mi sono già espresso.

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  5. alcune trovate sono carine ahahah! Quello che penso dell'editoria a pagamento l'ho già detto. Quello che penso dell'autocompiacimento ancora no, e ci vorrebbe un blog apposito.

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  6. Sono sbagliate entrambe le cose. Pessima l'editoria a pagamento, di cui però forse IlFilo è l'espressione meno manigolda (leggetevi il libro "Esordienti da spennare", e vedrete che bella gente c'è in giro).
    Pessimi i tempi elefantiaci degli editori tradizionali. Uno-due anni per valutare un manoscritto, mettici poi magari altri uno-due anni prima di andare in pubblicazione. Nemmeno fossimo immortali.

    Io mi sono stancato di tutto l'ambiente in sé. W il motto "chi fa da sé fa per tre". Almeno se mi prendo un'inculata, me la son procurata da solo, e magari alla fine mi piace anche...

    PS: giusto per non fraintendere: non sto difendendo IlFilo. Fosse per me, chiuderebbero oggi stesso. Ma chi sborsa per essere pubblicato non lo fa su minaccia armata. Almeno credo.

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  7. Intanto ringrazio ArianoGeta per aver pubblicato il nostro video :)

    @Gloutchov: ti sei mai domandato perché gli editori tradizionali hanno tempi di attesa di due anni, mentre quelli a pagamento no? L'editoria ha sempre funzionato in un certo modo, le pubblicazioni vengono pianificate per gli anni successivi - senza contare il tempo che serve a leggere le centinaia di manoscritti che arrivano ogni mese (quando non di più). Anche una volta selezionato un manoscritto per la pubblicazione, c'è tutto il lavoro successivo: editing (che può durare fino a un anno!), correzione bozze, impaginazione, grafica ecc.

    Perché la maggior parte delle case editrici a pagamento ha tempi brevissimi? Semplice, perché tutti questi passaggi sono saltati a pie' pari: non c'è selezione, non c'è editing, si butta subito il manoscritto in stampa e si incassano i soldi. A questo punto, tanto vale autopubblicarsi con un semplice POD, si spende molto meno.

    Nel caso di Albatros-Il Filo, poi, sembra che i manoscritti non solo non vengano selezionati, ma nemmeno aperti: lo dimostra il contratto di edizione per un manoscritto-trappola (una serie di stralci di racconti e pagine di Wikipedia ripetuti a caso, con tanto di link in blu) che ha fatto recentemente scandalo (sul Writer's Dream c'è tutta la storia).

    Questa per me non è editoria, mi dispiace. Potranno anche seguire gli autori nella promozione, ma non è editoria.

    L'editoria vera ha i suoi tempi, magari lunghi, ma necessari e con uno scopo ben preciso. Capisco che tre anni sembrano un'infinità, ma a un autore non è dovuto tutto e subito.
    Questa non è una polemica contro di te, ma proprio contro un'attitudine generale che vedo negli esordienti.

    Comunque in bocca al lupo per il tuo libro e spero che prenderai quest'intervento per quello che è, cioè un'opinione e non un attacco o un insulto alle tue scelte.

    Un saluto,
    Elena di Studio83 (quella bionda^^)

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  8. Ho letto per caso questi commenti e a diere il vero sono un po' deludenti, ma senza dubbio costruttivi.
    Credo che il mio libro l'abbiano letto, sono anche stati carini a contattarmi, dandomi ogni dovuta spiegazione e ho firmato il contratto, dopo aver pagato la prima rata mi sono capitate sotto il naso questi post e altri non tanto rassicuranti, essendo un pensionato era molto faticoso tirare fuori la rata così ho smesso, è passato già un anno e nessuno mi ha più contattato, ho mandato un secondo libro è passato già sei mesi e non ho ricevuto nemmeno un messaggio. Forse non valutano tanto i manoscritti, ma la correttezza nei pagamenti.
    Sinceramente non so più cosa pensare, credo che se un manoscritto vale per me , secondo loro, a maggior ragione dovrebbe valere per loro e vederne il riscontro letterario.Sono un po' confuso.Smario

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  9. Beh, l'Albatros non ha una buona fama. Se posso dare un consiglio, un editore non dovrebbe mai chiedere soldi per pubblicare u libro. Se lo fa, c'è qualcosa che non quadra, che si chiami Albatros o pinco pallino.

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  10. Bruno Tomasich22 aprile 2012 18:41

    Io pubblico a pagamento con Albatros in base ad una sua offerta su mia proposta. Se trovassi un editore che mi pubblicasse gratuitamente in base al mio nome sconosciuto al pubblico sarei lieto. Perché ci sono dei personaggi che trovano disonesto praticare un'attività alla luce del sole con patti contrattuali chiari?
    Se non vi sta bene proponete le vostre opere agli editori onesti che vi pubblicano a loro rischio gratuitamente, sempre che ne siate capaci. Cordiali saluti Bruno Tomasich

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