venerdì 21 settembre 2012

Credibile o inverosimile

Nel corso degli anni mi sono convinto che una narrazione letteraria non è verosimile solo perché è realistica, ma piuttosto perché l’autore riesce a renderla convincente (non necessariamente realistica).
Faccio un esempio pratico con un romanzo che non è né fantasy né surreale, ovvero “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello. Riassumo rapidamente la trama:

Mattia Pascal, infelice per la sua vita, tenta il suicidio ma viene fermato all’ultimo secondo da un suo conoscente. Si assenta – casualmente – per alcuni giorni, e tornando al suo paese legge sui giornali che Mattia Pascal si è tolto la vita. Qualcuno che – casualmente – gli assomigliava si è gettato nello stesso fosso in cui si stava gettando lui, e la persona che lo aveva fermato in precedenza ha supposto che ci avesse riprovato, stavolta con successo. Essendo ufficialmente morto, Mattia Pascal rimonta in treno e va verso il nord, fino a una nota località balneare con un celebre casinò. Casualmente decide di entrare e, sempre casualmente, vince un sacco di soldi (e pensare che non aveva mai giocato in vita sua). A quel punto si reca a Roma e…

Vabbé, inutile che lo spoilero completamente (magari qualcuno si è incuriosito e ora vuole leggerlo senza però sapere cosa succederà dopo ;-) ma già da questa premessa posso chiedere legittimamente: quanto vi sembra credibile?
La risposta è: da uno a dieci, zero. In effetti è assolutamente inverosimile. Eppure Pirandello riesce a raccontarla in modo convincente. É come se lui prevedesse in anticipo le obiezioni del lettore e gli fornisse, a ogni pagina, delle spiegazioni per l’apparente impossibilità nella concatenazione degli eventi. Le espone con cotanta dettagliata logica e psicologia che si finisce con l’accettarle o quanto meno col diventare possibilisti.
Per contro, una narrazione dove i fatti sono realistici ma troppo automatici, privi di premesse e motivazioni quanto meno accennate, rischia di lasciare perplesso il lettore. Un romanzo in cui tutto accade senza una struttura che sorregga gli eventi e dia un senso alle scelte dei personaggi, beh, quello sì che sembra strano… “Perché Tizio ha lasciato Caia?” (non c’è niente di anomalo in una rottura sentimentale, ma se accade senza che si percepisca una motivazione, allora la storia diventa zoppa e non credibile).
Ovviamente la credibilità di un romanzo è strettamente correlata al livello di credulità che il lettore assume. Se al lettore sta bene immaginare che una ragazza vergine, terrorizzata dal sesso e piuttosto scialba venga prescelta da un miliardario per diventare la sua nuova amante trasformandosi in poco tempo in una ninfomane pervertita (ogni riferimento a un best seller di queste ultime settimane è puramente casuale) beh, evidentemente il lettore trova la cosa convincente. E in fondo ne ha il diritto.

16 commenti:

  1. Io credo che molto dipenda dalla bravura dell'autore, più che dalla credulità del lettore:-)

    almeno per quello che mi riguarda

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    1. Beh, c'è chi "crede" più facilmente, ovvio.

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  2. Penso sia essenziale che l'autore riesca a rendere credibili le sue storie o anche incredibili nel modo giusto!
    Per quello che riguarda i miei gusti, devo credere e fidarmi dei personaggi quindi più che della storia, devo innamorarmi di chi la vive.
    Ho letto storie autobiografiche che sembravano assolutamente false e ho letto storie completamente fuori dal mondo che erano talmente tangibili da farmi piangere.
    Cmq oltre che l'autore, penso che molto dipenda anche dalla sensibilità del lettore! :)

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  3. Ionpenso che dipenda molto dal feeling che lo scrittore riesce ad instaurare con il lettore. Se la bravura dell' autore riesce ad arrivare a conquistare il suo pubblico e si dimostra un ottimo affabulatore allora la cosidetta " sospensione dell' incredulitá" funziona altrimenti è tutto o quasi inutile.
    Ciao.

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    1. Sì, indubbiamente quando leggi un autore che ti piace, gli "perdoni" ogni inverosimiglianza più facilmente.

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  4. Verosimiglianza... un tema a quanto pare diffuso, visto che ho in programma un post sul genere anche io!

    In ogni caso è tutta abilità dello scrittore: se sa venderti qualcosa, può essere anche la più grossa tavanata dell'universo che passa liscia senza che nessuno dica nulla! :)

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    1. Un buon scrittore è un ottimo piazzista ;-)

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  5. Concordo con tutti i commenti.
    Un altro, significativo indice della bravura di un autore.
    Anzi, sarebbe interessante indire un contest letterario dove si invita lo scrittore a raccontare la più grossa cazzata concepibile in maniera convincente.

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    1. Ottima pensata. Potremmo lanciare l'idea nella nostra area bloggers...

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  6. Be', Pirandello è un grande, riesce a far sembrare credibile ogni cosa e poi "Il fu Mattia Pascal" è uno dei miei libri preferiti!

    Di certo si può essere inverosimili anche raccontando un fatto ordinario, se non si è in grado di farlo, e a volte ci sono fatti reali che sono del tutto incredibili. Compito dello scrittore è convincere il lettore che le cose sono andate esattamente come lui le racconta.

    P.S. Se lanciate un contest letterario sulle cavolate, vi prego di invitarmi!

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  7. Faccio la persona colta :)) e cito:
    Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima.
    Wolfgang Goethe

    Pienamente d'accordo con Wolfgang :)

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  8. @ romina: anche per me pirandello e' il piu' grande. Se concorso sara' sarai convocata immantinente :-)
    @ fra: citazione stupenda.

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  9. Far sembrare credibile la storia inverosimile è un talento...
    Forse sto leggendo quello che hai citato per ultimo...

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  10. Riflessione interessante :)
    Stephen King, che di verosimile ha scritto poco ma di credibile quasi tutto, almeno fino a dieci anni fa, usa il trucco di far esprimere perplessità ai personaggi e poi dice "alla fine ci ha creduto". E se ci ha creduto lui funziona pure per te :)

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