lunedì 18 giugno 2012

Regole senza eco...

Su internet girano parecchi consigli per scrittori, incluse 36 regole attribuite a Umberto Eco. Presumo siano davvero sue, anche se le citazioni presenti nel web non sono mai completamente attendibili.
Se sono davvero di Eco hanno qualcosa di strano.
La numero 11 ad esempio:

Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

Questa regola è abbastanza curiosa se si considera che ne “Il nome della rosa” abbondano passaggi tipo:

“[…] Sinesio di Cirene dice che la divinità ha saputo combinare armoniosamente comico e tragico, ed Elio Spaziano dice dell'imperatore Adriano, uomo di elevati costumi e di animo naturaliter cristiano, che seppe mescolare momenti di gaiezza a momenti di gravità. E infine Ausonio raccomanda di dosare con moderazione il serio e il giocoso.”
“Ma Paolino da Nola e Clemente di Alessandria ci misero in guardia contro queste stoltezze, e Sulpicio Severo dice che san Martino non fu mai visto da alcuno né in preda all'ira né in preda all'ilarità.”
“Però ricorda del santo alcune risposte spiritualiter salsa,” disse Guglielmo.
“Erano pronte e sapienti, non ridicole. San Ephraim ha scritto una parenesi contro il riso dei monaci, e nel De habitu et conversatione monachorum si raccomanda di evitare oscenità e lepidezze come fossero il veleno degli aspidi!”
“Ma Ildeberto disse: «admittendo tibi joca sunt post seria quaedam, sed tamen et dignis et ipsa gerenda modis.» E Giovanni di Salisbury ha autorizzato una modesta ilarità. E infine l'Ecclesiaste, di cui avete citato il passo a cui si riferisce la vostra Regola, dove si dice che il riso è proprio dello stolto, ammette almeno un riso silenzioso, dell'animo sereno.”

Forse il professore intende dire: tu, comune ignorantone, evita le citazioni; io posso permettermele.
Anche la regola 10 mi lascia perplesso:

Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

Ok, evitiamo le parole straniere (ironia voluta). Giusto. In fondo non tutti le comprendono, e un uso eccessivo trasmette l’impressione che lo scrittore voglia solo fare il fighetto.
Però, sempre nel celebre romanzo del prof, leggo paragrafi del genere:

«Costat nobis etiam ex predictis et ex dicta sententia lata per dictum dominum episcopum florentinum, dictum Johannem fore hereticum, nolle se tantis herroribus et heresi corrigere et emendare, et se ad rectam viam fidei dirigere, habentes dictum Johannem pro irreducibili, pertinace et hostinato in dictis suis perversis herroribus, ne ipse Johannes de dictis suis sceleribus et herroribus perversis valeat gloriari, et ut eius pena aliis transeat in exemplum; idcirco, dictum Johannem vocatum fratrem Micchaelem hereticum et scismaticum quod ducatur ad locum iustitie consuetum, et ibidem igne et flammis igneis accensis concremetur et comburatur, ita quod penitus moriatur et anima a corpore separetur.»

Il mio è un giudizio di parte perché sono un ex studente di Lingue e Letterature Straniere, ma francamente non capisco la differenza fra l’uso (o abuso) di lingue morte anziché straniere. Non sono ugualmente incomprensibili per la maggior parte dei lettori? Non fanno ugualmente figo?
É possibile che, come spesso accade, le regole valgano solo per gli altri ma non per chi le ha enunciate?

8 commenti:

  1. Però sono belle nell'autocontraddirsi :)

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    1. Benvenuto :-)
      Infatti è ciò che mi ha colpito.

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  2. Secondo me quelle regole sono da prendere un po' come un gioco, cioè dice una regola e poi la contraddice come a dire che nella scrittura ogni regola può essere disattesa. Insomma non è un modo per dire "stai attento a questa cosa... ma non troppo".

    Simone

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    1. Probabilmente è così. Però non ho resistito alla tentazione di farci un post.

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  3. Hai ragione, ogni scrittore ha il proprio stile ed è meglio non essere vincolati troppo dalle regole... non è vero?
    Il nome della rosa, l'ho letto tanti anni fa, a gran fatica, usando spesso il dizionario... che nostalgia...

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    1. Non saprei, io non sono uno scrittore ;-P

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  4. ... oltretutto le citazioni in latino sanno molto più di "io me la tiro" rispetto ad altre lingue! scherzi a parte, ammesso che siano le sue regole... magari le ha semplicemente scritte e non rispettate... :))

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  5. @ Fra : potremmo saperlo solo chiedendolo al diretto interessato, ma la vedo complicata...

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