domenica 18 marzo 2012

Vapore 1910 - parte tre

3
Domenica 24 aprile 1910

A distanza di quasi ventiquattro ore, lividi e graffi erano ancora ben visibili sul volto del Conte Alfredo Maria Deverò. Lo infastidivano soprattutto per la disarmonia epidermica che causavano al proprio incarnato. Gli provocavano altresì del dolore fisico, beninteso, ma lo considerava un problema secondario che durante la notte si poteva placare grazie a un infuso di valeriana e camomilla, mentre durante il giorno lo avrebbe gestito con l’aiuto di alcuni oppiacei.
Il quartierino torinese di Deverò, al secondo piano di un’elegante palazzo in via Po, era immerso nel silenzio. Fulvio, il maggiordomo, era uscito per alcune commissioni, e il Conte riposava sul sofà ammirando una fanciulla romana all'interno di una domus ritratta dalla mano sapiente del pittore inglese John William Godward.
Un breve fischio, seguito dal suono metallico di una pallina che cadeva in un contenitore, lo destò dalla sua estatica contemplazione. Una lettera era appena pervenuta tramite il costosissimo servizio di posta pneumatica SMS (Servizi di Messaggeria Sotterranea). Dopo aver percorso svariati chilometri di tubi nel sottosuolo della città, sospinta dalla potenza del vapore e indirizzata di volta in volta nel percorso corretto da solerti addetti, biforcazione dopo biforcazione, livello dopo livello, la pallina di ferro contenente il messaggio aveva raggiunto la cassettina delle lettere all’interno della casa.
“Fulvio riesce sempre a uscire prima dei momenti in cui dovrebbe svolgere le sue mansioni” pensò il Conte. Con rassegnazione dovette alzarsi come un comune plebeo, andare sino all’atrio della casa, svitare la pallina di ferro usando le proprie nobili mani per tale bassa attività degna di un manovale, e solo alla fine ebbe la possibilità di compiere l’attività a lui più consona di leggere il messaggio ricevuto.
Era una missiva di Orlando Clapasson, fratello minore di Guglielmo. Chiedeva a Deverò se avesse notizie di Guglielmo poiché non era ancora rientrato in casa dalla sera prima. La lettera era datata
Torino, 24 aprile 1910, ore 11 e 46 minuti
L’elegante orologio a pendolo dell’atrio segnava mezzodì proprio in quel momento.
“Quattordici minuti per consegnarlo”, notò. Ne derivarono due considerazioni: il servizio SMS stava diventando troppo lento; e in quel frattempo era verosimile che Guglielmo avesse dato notizie di se. In realtà l’orario causò una terza considerazione, ovvero che doveva prepararsi per cedere come d'abitudine al suo vizio domenicale.
Deverò era un aristocratico vagamente classista, e anche un po’ altezzoso, però non sapeva rinunciare a quel piccolo svago, più adatto ai piccoli borghesi che non ai galantuomini. Si giustificava sostenendo che occorre pur concedersi delle debolezze, n'est ce pas?
La pendola rintoccò il primo dei dodici colpi. Il mezzo del servizio ATM (Aerea Torinese Mobile) era probabilmente in arrivo. Indossò un elegante giacca di tweed, aprì la finestra che dava sul balconcino del salone e attese per alcuni istanti.
Una cabina simile a quella di un ascensore calò giù dal cielo, sorretta da un cavo metallico, sino a giungere davanti all’enorme finestra. Una guida ai lati le permise di scorrere perfettamente aderente al telaio. La porta della cabina si aprì. Il bigliettaio porse i propri omaggi al passeggero e lo fece accomodare.
“Buongiorno Conte Deverò. Destinazione Corso Sebastopoli, rammento bene?”
“Rammenta benissimo”.
La cabina risalì verso l’alto, fino a raggiungere il dirigibile che eseguiva i trasporti aerei urbani nella città di Torino.
Al pari della posta SMS, era un servizio con costi esorbitanti, e a dire il vero non era neppure tanto efficiente. Sapete, prelevare a domicilio ogni singolo passeggero comporta una discreta perdita di tempo, e se occorreva essere puntuali forse era meglio utilizzare un prosaico omnibus. Però significava mescolarsi alla folla della gente comune, sedere accanto a sartine chiacchierone o maestri di scuola coi vestiti sporchi di gesso. Il servizio ATM era esasperatamente lento, ma permetteva di sedere comodamente su una poltroncina nel bel mezzo di una selezionata compagnia di galantuomini, leggere con comodo La Tribuna sorseggiando una tazza di tè, e soprattutto ammirare Torino dall’alto. Sorvolare la Mole era un piacere inestimabile.
La traversata fu breve. Prima ancora che finisse di leggere gli articoli in prima pagina, il bigliettaio si accostò al Conte. “Siamo giunti alla sua destinazione”.
Deverò pagò il prezzo della corsa, pari allo stipendio mensile di un impiegato bancario, e la cabina lo calò giù fino alla piattaforma di ricezione all’ingresso del campo di gioco dello Juventus Football Club.
Il presidente Carlo Vittorio Varetti e il fondatore del club Eugenio Canfari  accolsero Deverò.
“Caro Vittorio, caro Eugenio, bonjour. Speriamo che oggi l’arbitro non sia troppo fantasioso”, scherzò rammentando l’ultimo incontro casalingo dei bianconeri, trasformatosi da calcio a lotta greco-romana grazie all’estrema creatività del direttore di gara che aveva assegnato un rigore decisamente inventato agli ospiti rossoblù del Genoa Cricket & Football Club.
Ma Canfari e Varetti, anziché rispondere a tono, mantennero un contegno serio. Con un certo imbarazzo il presidente chiese al Conte di seguirlo in un angolo appartato.
“Alfredo, c’è l’ispettore Garrone che ti attende”.
“Ma non è un sostenitore del Torino?”
“No, il calcio non c’entra. Vuole parlarti a proposito di… un omicidio”.
“Omicidio?”
“Sì. Ieri notte è stato assassinato Ernesto Celzani”.
Vraiment? Sul giornale non viene riportata alcuna notizia del genere”.
“Probabilmente non è stato ancora comunicata alla stampa. Comunque, visto che in compenso tutti i quotidiani dedicano spazio alla tua… esibizione di ieri in Piazza San Carlo, presumo che Garrone vorrà porre qualche domanda a te e al signor Guglielmo Clapasson”.
(continua)

6 commenti:

  1. "Lo infastidivano soprattutto per la disarmonia epidermica che causavano al proprio incarnato."

    Mi sembra giusto, santi numi! :-)

    RispondiElimina
  2. Avevo pensato che leggere a puntate fosse cosa buona per dare tempo anche ad altre letture o hobby ... non ne sono più convinta! Sto rimuginando cosa può essere successo ... spero che questa curiosità mi lasci dormire in attesa di chiarimenti ...!:)))

    RispondiElimina
  3. bene bene! la cosa si sta trasformando in un giallo! siamo nel mio campo! devo dire che ho fatto molto bene ad indulgere nella lettura a puntate invece di attendere la fine! Quoto Serena: non vedo l'ora di sapere cosa succede! bravissimo, hai ritrovato la vena e sei in piena forma!

    RispondiElimina
  4. Grazie a tutti, non potete immaginare quanto per me sia assurdamente ma fortunatamente terapeutico scrivere in questo periodo piuttosto spiacevole per la mia famiglia... penso che senza la scrittura prenderei il muro a testate con la rincorsa.

    RispondiElimina
  5. Fra poco finirò "Hiroshi Miura"...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono molto interessato alla tua opinione :-)

      Elimina